Irrigazione

I nostri alberi bevono grazie a degli spruzzi d’acqua che irrorano il terreno al di sotto delle chiome. Quando ero bambino era ancora in uso il sistema arabo delle conche di terra modellate con la zappa, che attingevano acqua dalle “saie”, ovvero dei canali in muratura dotati di chiuse, passaggi sotterranei e piccoli acquedotti, che a loro volta attingevano dalla gebbia, ovvero la vasca di accumulo dell’acqua proveniente dal pozzo, dal fiume o dalla sorgente. Il tutto ovviamente avveniva per caduta, ed impiegava un gran numero di zappatori per il governo di una attività tanto complessa.

Successivamente ho assistito alla realizzazione dei moderni sistemi di irrigazione a pioggia, costituiti da una rete idraulica sotterranea alimentata da un lato da un motore di rilancio e terminante dall’altro con dei “baffi” di polietilene dotati di spruzzino che emergevano alla base del tronco. Questo sistema prevedeva l’interramento della maggior parte dell’impianto, fuorchè dell’ultimissimo tratto. Il vantaggio era quello di proteggere la plastica delle tubature dalle aggressioni dei raggi UV, lo svantaggio è quello di non poterle proteggere dalle strozzature causate dalle radici, che ci costringono a continue e faticose opere di manutenzione. Molte aziende agricole negli ultimi tempi preferiscono optare per sistemi di tubature gocciolanti, poste sulla superficie del terreno e collegate direttamente alla linea principale. Fertirrigando con la melata di barbabietola (ovvero immettendola nel sistema di irrigazione per abbeverare e concimare in una sola mossa), noi non possiamo usare i gocciolatoi che si intaserebbero subito, quindi abbiamo optato per un sistema aereo ti tubi, che scorrono tra le fronde passando da un albero all’altro e dai quali pendono dei tubicini con attaccato al termine uno spruzzino autocompensante, ovvero che compensa le vaiazioni di pressione dovute ai dislivelli che gravano sullo stesso settore irriguo. Esteticamente è meno soddisfacente, ma dal punto di vista funzionale è un buon sistema. Questi nuovi spruzzini autocompensanti riescono a lavorare con una portata di litri ora minore rispetto ai loro predecessori, pur senza comprometterne la pervietà. ovvero anch’essi non si otturano facilmente. Questa riduzione di portata per spruzzino fa si che con la stessa sorgente si possono irrigare contemporaneamente superfici maggiori, quindi il lavoro di irrigazione risulta meno frazionato e quindi meno impegnativo..

Le risorse idriche su cui possiamo contare nelle aziende sono i pozzi, che tirano acqua dolce da una profondita di 100 / 150 mt a Madonnina e più superficialmente a Trigona (nelle foto in basso è possibile vedere la realizzazione del pozzo di Trigona negli anni ’20). Inoltre siamo serviti dal consorzio di bonifica di Lentini, che (integrità delle condotte permettendo)  ci approvigiona di acqua proveniente dal lago di Lentini

spruzzino autocompensante
membrana
mezza bottiglia
baffo
tornado
scavo del pozzo di Trigona, anni '20
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