Didattica

Il contatto con la terra, la natura e la vita biologica hanno un potere educativo evidente, che non è necessario stia a sottolineare. Il problema è che le occasioni di un contatto “a piene mani” con questo ambiente, tanto per i bambini quanto per gli adulti, sono occasioni sempre più rare, ed anche quando ci si sofferma in campagna, in agriturismo o si visita una fattoria didattica, raramente ci si potrà sporcare abbastanza da poter dire di esserci stati davvero..

Io penso che le aziende agricole potrebbero e dovrebbero essere dei luoghi destinati alla didattica ed all’apprendimento. Credo che la paziente ed attenta osservazione della natura, da vicino e da dentro, possa essere non solo un momento per maturare una coscienza ambientale, ma proprio per strutturare un’equilibrata visione delle cose e della vita. La natura, senza bisogno di dare alcuna lezione, è infatti grande maestra.

Inoltre la diffusa ignoranza sulla vita biologica delle piante e degli animali è la condizione che permette all’industria alimentare ed alla macchina dei consumi di speculare sul nostro malessere, contribuendo a crearne altro rispetto a tutte le forme di vita che ci circondano. Il sapere, la consapevolezza e la compassione sono l’unica cosa di cui abbiamo bisogno per poter vivere con dignità in una società consumistica che combatte la povertà dei propri abitanti spingendoli verso la miseria esistenziale. Sarebbe utile sviluppare e diffondere gli strumenti culturali necessari per insegnare a misurare il proprio grado di felicità e di soddisfazione, pur mantenendo presente il rispetto di  un equilibrio con il “resto”.

Riabilitazione delle galline esaurite: un esperimento che vorremmo mettere in atto con la partecipazione di una classe di studenti

Nel settembre del 2012 abbiamo voluto fare un esperimento. Abbiamo acquistato una trentina di polli “esauriti” da uno stabilimento che pratica l’allevamento intensivo per la produzione di uova. Questi polli erano destinati all’industria alimentare (wurstel, mangimi per cani, cordon bleu, fertilizzanti) in quanto la loro resa produttiva non era più adeguata agli standard dettati dai costi di gestione dello stabilimento.

Lo stato fisico degli animali al loro ingresso in azienda non era dei migliori. Molte avevano perso buona parte del piumaggio, le unghie dei due arti inferiori erano lunghe tanto da renderne i movimenti assolutamente impacciati, le creste ed i bargilli avevano perso colore diventando sbiaditi, quasi bianchi, la pelle appariva translucida come la cera, il becco, che doveva essere stato limato o fuso, era ricresciuto in maniera deforme ed alcune erano così deperite che deponevano uova senza guscio. A parte i segni fisici, abbiamo riscontrato anche gravi problemi comportamentali..  Essendo state rinchiuse da sempre in gabbie poco più grandi di loro queste creature non avevano sviluppato una capacità motoria adeguata. Oltre che a causa dell’impaccio costituito dalle unghie abnormi, non riuscivano ad affrontare gli ostacoli, a distinguere i passaggi, i cambi di livello, ecc..  Cosa ancor più impressionante era la mancanza di senso cinematico.. Il movimento inteso come ricerca del cibo, come strumento di relazione con gli altri elementi del gruppo, l’assenza del concetto di andata.. e ritorno, tutte esigenze mai avute prima. In libertà le galline, come gli uccelli in volo, si muovono con grande coordinamento, non collidono e non si muovono scomposte, a meno che non si stiano contendendo qualche vermetto. In questo caso sembravano completamente ignare del proprio moto quanto di quello altrui. Insomma, dalle osservazioni iniziali la situazione sembrava disastrosa e di fatto lo era!

La libertà iniziale è quindi avvenuta sotto stretta sorveglianza. Alcuni esemplari cominciavano a camminare senza meta e dovevano essere rimessi al punto di partenza dal quale ripartivano in  direzioni più o meno casuali. Lo scalino di uscita dal pollaio era un precipizio in fondo al quale cadevano, finendo una sull’altra. Chi era in grado di scegliere dove andare, tendeva a rintanarsi in posti angusti, in particolare sotto il pollaio, schiacciate sotto la rete. Quanto di più simile alla loro idea abituale di casa.

In questa fase abbiamo somministrato loro del mangime “per ovaiole” per non causare uno shock alimentare troppo brusco. Dopo qualche giorno abbiamo progressivamente modificato la dieta, passando a semenze. Senza più gli stimoli fisici, chimici ed alimentari propri del luogo di provenienza hanno smesso del tutto di produrre uova. Progressivamente hanno imparato ad uscire dal pollaio (il rientro ha richiesto più tempo), a raspare il terreno, a ricercare il cibo a terra. Sebbene avessero il becco limato hanno sviluppato dei modi alternativi per raccogliere i semini ed i germogli, mentre l’uso “naturale” del becco pian piano ne rimodellava le deformità. Idem per quanto riguarda le unghie. Il fatto di aver smesso di deporre uova unita all’integrazione alimentare data da tutto ciò che la terra offrisse, ha messo il loro organismo in condizione di ricostituire il piumaggio, restituire colore alle creste ed alla pelle, l’esposizione al sole ha disinfettato ed asciugato le escoriazioni cutanee. Dopo circa quattro mesi di libertà, essendosi rimesse in forma, hanno avuto la compagnia di un gallo. Questo ha contribuito a ricostruire il senso di appartenenza al gruppo che ha a quel punto preso a muoversi compatto e coordinato nelle sue esplorazioni del territorio. Poste in un pascolo in compresenza di altre colonie, hanno mantenuto la loro compattezza ed identità.

Dopo meno di sei mesi hanno ripreso a fare uova, poco meno di una al giorno, il che è considerabile una resa di tutto rispetto a fronte di un apporto alimentare esterno minimo. Non posso dire che siano divenute delle galline felici, poiché violerei un marchio registrato, ma posso dire che sembravano senz’altro soddisfatte!!

Sarebbe bello se un progetto del genere potesse passare attraverso il punto i vista dei bambini, permettere loro di osservare, raccogliere informazioni e metterle in relazione tra loro, settimana dopo settimana. Fare fotografie, confrontarle, ed alla fine dell’esperimento produrre una relazione con delle conclusioni frutto della loro interpretazione. Imparare a leggere i segni, non solo quelli grafici, ma anche quelli fisici, emotivi e naturali. Imparare a capire il significato delle cose oltre che memorizzarne il significante.