I polli

L’allevamento degli avicoli può rappresentare una grande risorsa per un’azienda agricola. Sia per i benefici diretti che può trarre dalla vendita di uova e carne, sia per la sinergia che può essere sviluppata nel caso di coltura di frutteti. Le nostre galline sono un incrocio tra le comuni ovaiole e le galline siciliane. Hanno a disposizione ampi pascoli resi ancora piú ampi dal fatto che non ne riconoscono i limiti.. La notte dormono chiuse al sicuro nei pollai (almeno così vorremmo che fosse, visto che le siciliane tendono ad appollaiarsi beatamente in giro sugli alberi), la mattina vengono liberate finchè non tornano spontaneamente sui loro trespoli al chiuso. La maggior parte del loro tempo lo dedicano alla ricerca del cibo, che viene integrato in parte minima con semenza di grano biologico siciliano. Esplorando il terreno sotto le fitte macchie di agrumi i polli predano gli insetti, si nutrono delle erbe, dei germogli e delle loro radichette piú superficiali, raccolgono sementi di ogni tipo e se si presenta loro l’occasione fanno pulizia di ciò che resta delle carcasse di piccoli animali selvatici. Osservandone gli effetti abbiamo notato che questa loro attività ha un chiaro effetto diserbante, regolatore dei parassiti e (ovvia conseguenza di tutto questo mangiare) concimante. Il diserbo, per chi pratica agricoltura biologica, è un’attività molto impegnativa. Da un lato indispensabile per una corretta gestione del fondo, dall’altro non risolvibile con il semplice e sbrigativo sterminio chimico di vita superficiale (e sotterranea). L’alternativa è meccanica. Gli ausili possono essere il macina-ebra (portato da un trattore) o il decespugliatore (portato da un uomo). In entrambi i casi lavori rumorosi e rischiosi; che presuppongono l’acquisto ed il possesso di mezzi meccanici, l’impiego di dispositivi di sicurezza e, importante, il consumo di carburante. Sappiamo già che agricoltura biologica non è sinonimo di sostenibilità, per cui il buonsenso ci impone di andare oltre gli obblighi (a volte, tra l’altro, insulsi) imposti dai regolamenti. In questo senso i polli mi hanno aiutato tanto nelle mie di riflessioni, tanto che oramai consulto prima loro che il consulente dell’ente certificatore.

Sebbene questa sinergia si sia dimostrata vincente, ci sono una serie di MA..

Procreazione

La procreazione naturale è un fenomeno imprevedibile negli esiti, discontinuo e legato alle capacità delle chiocce. Avendo come esigenza l’incremento iniziale delle colonie abbiamo scelto di usare un’incubatrice. E’ vero che altera le dinamiche naturali e consuma energia, quindi perde qualche punto sul fronte della sostenibilità, ma garantisce continuità al progetto.

Predazione

I polli sono facili prede, e fin dalla nascita corrono di continuo il rischio di essere mangiati da ratti, furetti, rapaci, cani e volpi. La libertà li espone a rischi che trascorrendo tutta la vita in gabbie di rete zincata non correrebbero (se non aggiungiamo virus e batteri nella lista dei predatori). Ratti e furetti sono una minaccia che riguarda soprattutto gli animali più giovani (uuna ragione in più per optare per la procreazione artificiale). I cani li teniamo a bada con le stesse recinzioni elettriche che adottiamo per i maiali e soprattutto educandoli a non considerare i polli come prede (con sonore sculacciate). La volpe resta un grande problema. Supera l’ostacolo della recinzione elettrica, non è educabile, attacca preferibilmente la notte, ma se ha fame anche in pieno giorno. Quando arriva a brersaglio compie una strage, uccide più esemplari possibile e pian piano se li porta via. È in grado di violare i pollai, scavando o masticandone le reti metalliche. Un vero problema. Ho provato a sfamarle per placarle, col solo risultato di accrescerne la famelica comunità. Escludendo l’avvelenamento e la fucilazione (per una serie di motivi personanli e legali) ho cominciato a chiudere i miei cani negli ampi recinti dei pollai (ne abbiamo sei tra trovatelli e nati per amore). La soluzione in principio non ha contenuto l’eccidio, anzi. In molti cani l’istinto predatorio è molto forte, soprattutto all’alba. Quindi abbiamo dovuto individuare quali soggetti potevano stare liberi tutto il tempo e convivere con i polli e quali tenere legati durante il giorno da liberare durante la notte per proteggere il territorio in cui si trovano i pollai. Questo a sua volta ha imposto come necessario il rientro notturno nel pollaio da parte dei polli, che per esemplari come la gallina siciliana è una soluzione meno gradita che non dormire sugli alberi. Per condizionare le galline a questa abitudine è necessario un periodo di acclimatamento al pollaio di diverse settimane senza possibilità di uscita, affinchè acquisiscano la “corretta” idea di “casa”. Questa soluzione, dopo numerosi tentativi ed altrettanti fallimenti ha permesso un progresso rispetto all’obbiettivo di contenere la minaccia delle volpi.

Crescita e sviluppo

I pulcini nascono dalle uova feconde dopo un incubazione di 21 giorni a temperatura e umidità controllata. Alla nascita vengono posti al caldo della lampada a infrarossi e svezzati. Nel corso dello sviluppo, finchè sono troppo piccoli per sopravvivere a ratti e furetti, vengono messi in gabbie mobili. La mobilità delle gabbie serve a non concentrare le deiezioni in un unico punto ed a far si che le sommità di nuovi germogli possano essere mangiati dai pulcini.

Intorno ai tre mesi vengono uniti ad una colonia preesistente o ne avviano una nuova, in ogni cosa saranno sottoposti ad acclimatamento prima di poter essere lasciati in libertà.

Impatto sul terreno

Sebbene l’effetto diserbante sia utile, tal volta rischia di essere eccessivo con due conseguenze negative principali:

Una è il diserbo permanente, le galline consumano l’erba oltre la sua capacità di rigenerazione arrivando a “desertificare” il terreno inducendolo ad una forma di povertà biologica non buona per la salute e l’equilibrio del sistema biologico.

L’altra è la selezione di piante non appetibili, causa diretta della distruzione immediata delle piante più gustose.. Questa selezione causa una propagazione crescente di piante che renderanno il pascolo sempre meno interessante per i polli, che invece di continuare la loro azione diserbante in loco andranno altrove in cerca di cibo.

I rimedi sono (o sarebbero potendoli attuare con facilità) studiare la permanenza degli animali in maniera sostenibile rispetto alla capacità di rigenerazione del terreno e della sua erba. Si potrebbe ridurre il numero di animali per colonia, così da ridurne le esigenze alimentari a carico di una zona specifica o, come suggeriva un amico pratico di permacoltura, mantenere colonie molto grandi, ma lasciarle per periodi molto brevi su ciascun pezzo di terra e poi spostarle. Questa seconda ipotesi, che ricalca lo schema naturale degli animali selvatici, in continuo movimento, non è facile da mettere in atto. In primo luogo bisogna avere sufficienti superfici “sicure” dai predatori ed inoltre queste superfici debbono essere distanti tra di loro, poichè altrimenti, come abbiamo già sperimentato, i polli (in particolare le razze un po’ selvatiche come le siciliane) tendono a tornare nella loro area di provenienza.

Un’altra strategia che sto provando ad attuare è quella di inserire nel “sotto bosco” dell’aranceto piante striscianti. Ovvero piante la cui propagazione non è vincolata alla diffusione dei semi e quindi al completo sviluppo degli organi riproduttivi, ma si diffondono, appunto, strisciando e gettando nuove radici ovunque un nodo tocchi terra. Si comporta così la temuta gramigna, ma anche piante che sviluppano il loro apparato radicale molto più superficialmente, entrando meno in competizione con gli alberi, come il trifoglio strisciante, o la lippia nodosa (o repens o nodiflora).  Infatti dove era presente la gramigna si è formatto un tappetino verde permanente i cui germogli offrono nuovo alimento, ma la cui propagazione non ne risente anche se non arriva a fiorire (la malerba non muore mai!!) .

Quindi, su questo fronte, abbiamo ancora tante prove da fare. Consigli ed altre esperienze sono benvenute..